Export mele Thailandia: quali barriere?

Da anni i produttori di mele italiani aspettano l’apertura di nuovi mercati in Asia. Intanto gli altri li aprono…

L’Italia e’ uno dei principali produttori di mele mondiali, con un mercato fortemente basato sull’export.

La maggior parte dell’export e’ verso I paesi UE, seguiti da Medio Oriente e dall’Africa del Nord.

Dopo il blocco delle esportazioni verso la Russia nessun nuovo mercato e’ stato aperto. Purtroppo le esportazioni verso il Nord Africa (principali acquirenti Egitto e Libia) hanno avuto un crollo (230.000 ton perse, fonte: Assomela). E’ evidente come l’apertura di nuovi mercati sia vitale.

Export mele Thailandia
150 Baht (4,30 EUR) al pezzo. Non e’ un mercato interessante?

Una delle aree riconosciuta come piu’ appetibile per l’export di food italiano (non solo mele, quindi) e’ il Sud Est Asiatico, con paesi come Thailandia, Taiwan, Vietnam e Malesia in prima linea. Per il mercato delle mele non si puo’ puntare sulla Cina, che e’ il primo esportatore proprio in quest’area.

Le mele in Thailandia

Non esiste produzione locale, se non qualche isolato sito nel nord del paese, che prevalentemente Esporta in Laos Cambogia e Birmania la sua produzione: in Thailandia le mele di qualita’ sono importate. La mela e’ entrata a far parte delle abitudini alimentari dei Thailandesi, che ne apprezzano la freschezza ed il sapore acidulo perfettamente compatibile con il loro gusto. E’ un frutto esotico, venduto a prezzi elevati, ma consumato da tutti. Basti pensare che alla mensa della FDA (Food and Drug Administration) vi sono due banchi che vendono mele… Stessa situazione in Taiwan ed in Vietnam, dove le mele (ma anche ciliegie ed uva) sono apprezzatissime.

Ora, facendo un rapido 2+2, verrebbe da chiedersi: ma… perche’ non recuperiamo le quote perse in Africa aprendo in SE Asia?

Me lo sono chiesto ed ho indagato. Questo il risultato della ricerca “export mele Thailandia”

Mele: le Barriere all’import che non ci sono

Export mele Thailandia
quando si scambiano norme fitosanitarie per barriere…

Facendo ricerca sul web ho trovato un interessantissimo report redatto da Assomela, dal quale si evince che in Asia vi sono “Barriere fitosanitarie” che ostacolano l’importazione.

Ci siamo dunque recati in Thai FDA (nostro abituale luogo di lavoro…) ed abbiamo chiesto se da parte loro ci fossero particolari restrizioni per l’export mele Thailandia.

No, non ve ne sono. Da parte di FDA e’ richiesta la semplice notifica/registrazione del label ed il consueto nullaosta per ogni batch importato. Ci dicono che prima di procedere bisogna comunque svolgere una pratica al Ministero dell’Agricoltura per la certificazione fitosanitaria dei siti produttivi (Pest Risk Assessment). Ah, ecco le barriere, andiamo a sentire il Ministero…

Export mele Thailandia: le regole del gioco

Il Dipartimento dell’Agricoltura (la branch operativa del Ministero) ci riceve con piacere, e ci fornisce tutta la procedura per aprire l’importazione di mele dall’Italia, che consiste in:

  1. Assessment dei siti produttivi destinati all’esportazione
  2. Conseguimento di un certificato fitosanitario per I siti del punto 1.

Tutto qui, chiediamo? Si, tutto qui. Ci consegnano il modulo per la richiesta (8 paginette semplici e gia’ tradotte in un Inglese corretto, cosa non commune qui) e ci dicono che dovra’ essere il Ministero Competente italiano a fare domanda. Fino alla certificazione dei siti la pratica e’ gestita tra I due Ministeri equivalenti. Dopodiche’ le aziende produttrici dei siti certificati dovranno muoversi da sole, ottenendo quindi la registrazione in Thai FDA ed avviare le consuete operazioni commerciali.

La domanda mi sorge spontanea: mi scusi, ma il Ministero Thai pone qualche limite all’importazione? No, anzi, viste le numerose richieste da altri paesi (Brasile e Polonia tra quelli che hanno appena concluso l’iter) le nostre commissioni si riuniscono di frequente. Notiamo invece dall’altra parte una certa lentezza…

Export mele Thailandia
Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Mi sorge un altro dubbio, che verifico grazie al web. Cosa sta facendo il Sistema Italia per aiutare I propri produttori?

Le mele italiane in Asia

Certificazione fito-sanitaria in corso tra Italia e Vietnam: bloccata per le richieste del Ministero “non su base scientifica, basate su un protocollo differente da quello richiesto a Francia e Polonia” (il Vietnam ha rapporti strettissimi con la Francia, e la Polonia ha una politica commercial estera molto aggressiva, Ndr

Certificazione fitosanitaria tra Italia e Taiwan: hanno visitato I siti italiani lo scorso anno ma non rispondono (this is Asia; a volte basta chiedere, Ndr)

Certificazione fitosanitaria tra Italia e Cina: negoziati aperti da 10 anni, le Autorita’ Italilane attendono un feedback da quelle Cinesi. Ricordo che la Cina e’ il maggior produttore asiatico ed ha una quota di mercato in Thailandia pari al 70%. Con lo stesso prezzo (rilevato dale dogane) al quale vengono vendute le mele italiane. Probabilmente non risponderanno mai. (This is Asia, a volte non sanno dirti di no, Ndr)

Siamo proprio certi che le barriere non ce le stiamo mettendo davanti da soli?

L’Italia ha prodotti di eccellenza, gestiti troppo spesso in maniera passiva e rinunciataria. Basti pensare al comparto enologico, dove la Francia ha quota di mercato pari al 42% contro il 5% dell’Italia, a pari dazi e condizioni. Alzi la mano chi pensa che il vino francese sia migliore di quello Italiano… Eppure I produttori italiani non sanno ancora che la Thailandia ha ridotto dazi ed accise sull’import di vini, rendendo di fatto il mercato piu’ interessante a chi ha qualita’. Qualcuno dovrebbe avvisarli…

Ma torniamo all’argomento Export mele Thailandia.

Conclusione: il mercato delle mele in Thailandia

E’ un mercato aperto, SENZA barriere ma solo con delle procedure a protezione dell’ambiente e del consumatore; senza quote, e senza vincoli particolari, con una congiuntura monetaria favorevole (il Thai Baht e’ fortissimo contro l’Euro); per contro, i soli dazi, che favoriscono i paesi che hanno siglato Free Trade Agreement quali Cina, Giappone, Nuova Zelanda ed Australia.

Francia Germania Polonia ed USA non hanno esenzioni (godono come noi dei dazi ridotti dalla WTO), ma importano regolarmente I loro prodotti. Noi no.

Vi sono trattative in corso tra ASEAN ed EU per dei trattati di libero scambio che, qualora venissero portati a termine, premierebbero i produttori gia’ all’interno di questo mercato che, ricordiamo, conta 630 milioni di consumatori ed ha una crescita annua oltre il 6%.

E intanto in Europa ci bagnano il naso…

Spesso il problema delle barriere, in assenza di problematiche geopolitiche, sta nell’interpretazione delle procedure nei ministeri. La solita barriera culturale e comunicativa che limita fortemente il business internazionale, e che non possiamo continuare a delegare a figure politiche od a Autorita’ impregnate giornalmente in compiti ben piu’ importanti.

Di fatto una situazione di crisi di un comparto che risale al 2013 (sotto il governo Letta; l’ex primo ministro e’ ora uno dei maggiori promotori privati dell’apertura verso l’ASEAN; peccato se ne sia accorto troppo tardi) e’ stata affrontata dalle istituzioni solo a fine 2018, con l’apertura della procedura certificativa iniziata a Dicembre. 5 anni buttati ed ora siamo a rincorrere anche Brasile e Polonia, oltre le solite Germania e Francia.

Ricordo ancora le parole del funzionario del PRA Department Thailandese (preposto al rilascio del certificato fito-sanitario): “e’ la prima volta che viene qui un Italiano, di solito vanno al Ministero”. Qui in Asia le risposte non arrivano da sole: vanno sollecitate nei posti giusti. Se pensiamo di espandere mercati tramite funzionari pubblici e stagisti, continueremo a restare il fanalino di coda dell’export in Asia.

Diego Sala
pre-market specialist in Kha Group Thailand
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